LA PIOGGIA SU ARCORE

 

la pioggia

 

Odi?

Una pioggia “frusciante” su Arcore. La cavalcata di Wagner, un elicottero che atterra nell’arena, genesi del mito vincente.

E poi il ventennio che radicalmente muta il paese. Il cambiamento muove dal football, veicolo ideale per accrescere una immagine di successo, segnarne fortune o sfortune. E il calcio stesso “de relato” ne è stravolto. S’accorcia, si espande.

Lo spettacolo anteposto al risultato per vincere e convincere con gioco arrembante, ad ogni costo.

Quale altro strumento è sì potente da smuovere intere masse?

Vittime designate or consenzienti dell’imponente sofisticata propaganda.

Ascolta….

Il crepitante martellìo su le devote folle, accolte come fronda che oscillando varia, più folta, men folta.

Fuggito Farina in latitanza, Silvio si prende il Milan per due soldi; è il 1986, anno domini della rivoluzione calcistica italiana. In piena ascesa, pur propinato il trito story-telling, il cavaliere brama una squadra di Milano per farne un simbolo ineffabile di charme.

Piove. Piove ricchezza sui campioni, strappati alla concorrenza alzando l’asticella degli ingaggi, per il disegno ambizioso e la smania di trionfo.

Risponde ad idea lungimirante il canto di Fusignano, dall’isola felice di Parma fino a San Siro;

concesso al credo del visionario Arrigo un valente esercito di soldati, di sagaci condottieri e tulipani olandesi figli di un calcio totale.

Un avanti e un dopo, Sacchi da spartiacque, A.S./D.S…..

Ascolta. Piove sui freschi pensieri di Arrigo riemersi dai fasti lontani dell’Ajax di Michels, di Cruijff.

E il Milan qui li novella con marcature a zona, pressing alto, off-side.

Tassotti, Maldini, Costacurta -o Galli- eseguono alle perfezione lo spartito;

Il braccio alzato di Baresi a richiamar perentorio la linea difensiva, col fuorigioco che puntualmente arriva.

La squadra raccolta in pochi metri coesa ad esercitare, già dal centravanti, pressione costante per il recupero di palla; raddoppi in zone nevralgiche del campo, con l’out laterale a far da marcatore aggiunto.

Dal tulipano nero all’ultimo baluardo, tutti in avanti o tutti dietro la linea del pallone, pronti a rubarlo e ripartire.

Velocità di trasmissione, intercambiabilità di ruoli, duttilità; immersi nel nuovo spirito immortale auliscon le vittorie, incanta il modo che esalta il coro verso l’imperitura gloria.

Sola una nota difforme, libero arbitrio che confonde e non risponde, indifferente al vezzo sovrano.

Per il regale annuale pranzo è d’uopo che il re giunga a tavola imbandita, coi commensali in piedi lì a recar omaggio… e come oltraggio i tre olandesi, seduti ed incuranti, abulici al “lignaggio”….

Piove. Piove malinconia per l’epoca passata, quando beltà splendea….. Piove sulle crespe treccine, sulla leggiadrìa fulgente del cigno di Utrecht, sulla favola bella che ieri t’illuse…..

14

 

 

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Lo so! Per molti potrebbe sembrare solo calcio. Non sempre è così, succede di rado che un Dio incontri un pallone e col suo tratto cambi per sempre il gioco.

Corre alla mente un piccolo ricordo. Non troppo tempo fa, la numerazione in campo andava dalla 1 alla 11. Talvolta la domenica accadeva di finire in panchina.

In quei momenti di amarezza  l’unica enorme consolazione era la corsa alla numero 14, che il solo panchinaro poteva indossare di diritto. E se per caso poi entravi dentro, con quella maglia in dosso le forze erano come moltiplicate.

Per chi non può saperlo, anche questo ha rappresentato Johan Cruijff, la sua poesia disseminata in questo folle mondo.

MR. WOLF ED I CALZINI DEL CABEZON: POTENZA E LEGGEREZZA

 

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Potenza di toro e rapidità felina assieme. La porta come orizzonte fisso, istinto da  killer che non lascia scampo. Solido sul  baricentro coi fianchi robusti a coprir palla ….. ardua impresa  sottrargliela!  Abile nel breve a smarcarsi, lesto a coordinarsi per battere a rete. Tecnica raffinata e  tiro secco completano il quadro di un  centravanti dal vasto repertorio e dalle soluzioni imponderabili.

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Ama “concedersi”  alla cucina, giusto quel vantaggio per gli avversari il suo lasciarsi andare, però quando il pallone  arriva avanti risolve ogni problema Mister Wolf.  Adora la  pasta -sì- e quella di cui è fatto? Semola di  campione, alias Higuain. Marchiato nella terra del fuoco, “pipita”  tra le pepite, picaro dal naso importante con anima partenopea.

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UN CALCIO ALLA DITTATURA

 

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Alcuni spari nella notte, poi più niente, solo silenzio allarmato.

Nelle prime ore del 24 marzo ’76 l’oscurità avvolge le strade ancora deserte di Buenos Aires, una timida luce filtra dalle finestre chiuse senza però allentare la tensione che ovunque si insinua e cresce. La tv di stato trasmette ad oltranza uno scarno comunicato a firma Jorge Rafael Videla, il generale.

“IN BILICO SULLA BALAUSTRA”

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La forte passione per la Fiorentina accomunava Mario e Valeria che scelsero di interrompere il viaggio di nozze per assistere alla partita della squadra del cuore a Milano, contro l’allora Ambrosiana.