UN GIORNO AL VIAREGGIO

mauri vs capezzi

14-02-2014

Il torneo di Viareggio ha perso molto smalto. Si gioca su campi impraticabili e la qualità e’ spesso deludente.

Fa eccezione Parma-Fiorentina di ieri, una di quelle gare che osservi con molta curiosità.

Soprattutto due ragazzi. Il primo del Parma, l’altro della Fiorentina, entrambi centrocampisti, giocatori che in campo accendono la fantasia. 

Il primo Jose’ Mauri, argentino classe ‘96, tecnica raffinatissima, strutturalmente ancora in formazione, altezza medio bassa ma ben piantato in terra per reggere il contrasto.

La sfera l’accarezza, sa farla cantare  come ho visto fare a pochi maestri. Si stacca dalla marcatura, cerca la palla con personalità, gioca corto, la muove continuamente costruisce geometrie  con trama paziente e mentre fai l’errore di pensare che in fondo si tratta di un calcio elementare, improvvisamente verticalizza, con un passaggio lungo di infinita precisione, trovando un varco che esiste giusto nella sua immaginazione, mettendo un compagno davanti al portiere. Ieri di Mauri ricordo tre cose,  ma quelle tre cose valevano il prezzo del biglietto.

L’altro ragazzo e’ Leo Capezzi della Fiorentina.

Leo e’ razionalità e talento tecnico. In un calcio frenetico che sembra sempre sul punto di travolgerlo,  mantiene  freddezza e lucidità confidando nel suo controllo. Non solo la frenesia del gioco non lo travolge, ma lentamente finisce per imprimere i suoi ritmi alla partita. Gioca ad uno -due tocchi al massimo, rende migliori i compagni  dando il pallone con i tempi giusti e con precisione millimetrica in modo da valorizzare ogni azione con l’accortezza del perfezionista. Il gioco ne esce sempre lubrificato.  Fa buona cura di ogni singola giocata e imprime all’azione un carico di pericolosità maggiore. Qualche detrattore potrà rimproverargli di giocare a ritmi bassi, ma si tratterebbe di un giudizio avventato  perché il suo calcio e’ far sudare la palla, muoverla, muoverla sempre.  Un talento altruista che sa mettersi a disposizione del gioco. Le sue  giocate, come un motore  diesel,  crescono con il passare dei minuti. E così i rischi che si assume,  solo quando l’occasione e’ propizia o il risultato lo richiede, mai fini a se stessi.  Generalmente puoi vederlo emergere quando la partita diventa difficile. Puoi trovarlo  a rubare un pallone prezioso per poi far ripartire l’azione, lo puoi vedere inserirsi senza palla attaccando uno spazio e destabilizzando il gioco, lo puoi vedere concludere con destro preciso e potente. Oppure, come ieri,  stoppare un rinvio in mezzo a tre avversari, con la palla che piove giù dal cielo e sembra quasi morire delicatamente sul suo piede e, nello stupore del pubblico, vederlo uscire tra tre avversari giocando di sponda come fosse la cosa più semplice del mondo. rendere semplici giocate apparentemente difficili, e’ la dote di cui sto parlando. Capezzi e’ un minimalista che razionalmente raffredda il gioco e poi all’improvviso lo riscalda grazie a un piede caldo, direi latino.

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