“IN BILICO SULLA BALAUSTRA”

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La forte passione per la Fiorentina accomunava Mario e Valeria che scelsero di interrompere il viaggio di nozze per assistere alla partita della squadra del cuore a Milano, contro l’allora Ambrosiana.13_352-288

 

La signora in particolare era la vera tifosa di casa Cecchi Gori, famiglia di facoltosi produttori cinematografici che rilevò la società suscitando nuovo entusiasmo in riva all’Arno.

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Brasiliano il primo tentativo di cancellar l’offesa ancora forte e viva. Lazaroni in panchina e Dunga in mezzo al campo per il progetto in fieri, Diego Fuser e Massimo Orlando pensarono alle tartine….il caviale  provenne dai banchi del solito mercato argentino.

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Al bar Marisa il chiacchiericcio serpeggiava data la lunga criniera, qualcuno già trasaliva al pensiero di un altro  Oscar Dertycia, il gaucho che -causa alopecia fulminante- perse  il folto pelo senza mai trovare il vizio. Così impacciato nel fraseggio e nei palleggi quel nuovo centravanti che, tra sguardi imbarazzati, anche i suoi compagni fissavano perplessi (come spiegarlo a Bryan Laudrup cresciuto a pane e calcio duettando col fratello?!).

Sottovalutavano tutti la caparbietà del ragazzo.

Quando calava il buio sui campini, con  gli altri ormai sotto la doccia, lui proseguiva  ad allenarsi  per affinare movimenti e precisione balistica. E gradualmente migliorava senza mai sentirsi arrivato; così divenne Batigol, aprendo pagine esaltanti.

 

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Diverso fu l’andazzo della squadra, scadente,  altalenante. Come l’umore di Vittorio, il rampollo, che si faceva vanto di aver personalmente scoperto Batistuta; leggenda vuole che visionando il nuovo acquisto Diego Latorre rimase folgorato da quell’altro.

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Col Boca fece il diavolo a quattro, comprò tre giocatori pur di avere il solo a lui gradito. Fu il colpo della vita. Quanto ai contraccolpi, prendeva fuoco senza una ragione Vittorio. Uno dei suoi sbalzi portò all’esonero di Gigi Radice, con i gigliati che da sesti  si ritrovarono prima invischiati nella zona calda e infine clamorosamente retrocessi.

Immane desolazione svegliarsi una mattina tra i cadetti, cercando stimoli e slancio per risalire  quanto prima  in paradiso; con Ranieri che, messo un freno all’estro di Vittorio, riuscì a portare calma nell’ambiente. Almeno per un po’.

 

Ne trasse giovamento la Fiorentina di li’ a breve ascesa via via tra le sette sorelle del calcio italiano, cullando inconfessabili ambizioni. Merito di una spina dorsale solida e dritta, col giovane  Toldo tra i pali e un promettente rifinitore del Benfica, scovato da Antognoni nei panni di ds.

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Rui che “bailava la portuguesa” il gol preferiva delegarlo. A quello pensava il Re Leone ormai stabilmente alloggiato alla bandierina, sempre più incontenibile e devastante.

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Epico “shhhhhhhhhh”  a zittire il Camp Nou…che ricordi!!

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Vittorio però mordeva il freno e anche Ranieri faceva il suo tempo; ma la fresca ventata di calcio spumeggiante del subentrato Malesani (tra svariati acuti e rari intoppi) ed il raggiunto posto al sole della Uefa non erano ancora abbastanza per quelle smisurate aspirazioni.

In uno dei suoi giorni illuminati il produttore affidava la regia della Fiorentina all’eterno Trap. I tempi sembravano maturi.

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L’estro bizzoso di Edmundo mal tollerava un ruolo da comprimario, figurarsi la panchina. Con il mondiale transalpino alle porte Trapattoni volava senza indugio a Lesigny -nel ritiro verdeoro- assicurando al capriccioso attaccante un posto da titolare indiscusso oltre al cospicuo aumento richiesto, generosamente commisurato allo stipendio del Bati.

 

Tanto bastava a smorzare rancori mai sopiti per alcune esclusioni indigeste, col carioca in fuga verso casa, poi rientrato solo per diktat di Zagallo e amor di Selecao.

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Sapeva il navigato tecnico che ogni speranza gigliata doveva giocoforza transitare dalla difficile convivenza tra primedonne. Intere nottate trascorse ad esortare i suoi campioni e i risultati non si fecero attendere.

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Basso di baricentro Edy caracollava latineggiante facendo scomparir e riapparir la palla, più spesso coccolata anche da Rui o carezzata per Bati smitragliante…..Incontenibile Vittorio in piedi sulla balaustra, l’orgoglio alle stelle ed il cuore tambureggiante; una cavalvata travolgente, partita su partita, chiunque s’inchinava alla severa legge del Franchi. Campioni d’inverno!

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Tra l’urticante indolenza di “o’animal” e l’argentino mai però corse  buon sangue, con Bati solerte rivolto alla panchina a reclamarne il cambio. Soltanto il buon senso e l’esperienza del tecnico tenevano in piedi la baracca sotto l’insostenibile pressione.

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La ineludibile ria sorte non tardò a manifestarsi, tra il Re leone rovinato a terra -rotta l’andatura sul traguardo- e la nefasta  clausola contemplante concessioni per le piume ed i carri del carnevale. Con la rosa inadeguata e senza più un soldo in cassa, neppure per saldare le pendenze, tutto precipitò. Vana la corsa del Trap in aeroporto e disperata, con sogni e speranze in volo verso Rio. Rimasero un buon terzo posto, l’accesso in Champions e un dilagante sconforto. Niente altro.
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Con un biglietto di sola andata veniva rispedito a Copacabana il delirante Edmundo. Per rimpiazzarne il genio giungevano esperienza e senso del gol.

Tre affermati giocatori in luogo di uno soltanto: Abel Balbo prezioso rincalzo, un Mijatovic ormai da bacheca, il guizzante Enrico Chiesa.

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Contrapposta al deludente trend di campionato la leggendarietà di imprese continentali: un bolide all’incrocio violava la sacralità di Wembley,due reti al Franchi per regolare lo United; ah, se la perla del Mestalla non fosse stata invalidata! l’urlo di Rui Costa strozzato nella gola.

E dopo i fasti giù la discesa.

Aggrappato alla rete il Bati, spossato si lasciò cadere sotto il sole della Fiesole, ermo e rassegnato con lo sguardo al cielo delle occasioni mancate. La tripletta a commiato affossava in ultimo il vecchio primato di Hamrin, amaro triste preludio di una cessione annunciata. In un contesto surreale dopo la coppa Italia sollevata partivano anche Toldo e Rui Costa, sacrificati per la voragine finanziaria.

Una fortuna bruciata dalla passione.

Mirare all’etere con smodata ambizione e senza chiedere permesso invelenì nemici influenti,  “tanto non scappi” gli bisbigliarono…..

Nel mal comune dei buchi di bilancio e conti in rosso altrove ben peggior disastro, ma di libri in tribunale neanche l’ombra.

Ventiduestramaledetti milioni trascinarono a fondo la Fiorentina e Cecchi Gori. L’abisso.

Tra foulards sgargianti e calzature alla moda faceva il suo debutto la neonata Florentia Viola. Lesta la risalita per nuove imprese, i conti sempre in ordine con la certezza del domani. Dunque?!

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Ancora oggi il cuore  irresponsabilmente fugge verso un “mocassino palleggiante”, a le bizarre spericolate corse di quel folle padrone, sconsiderato amante.

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