“No time, no space…..”

 

finale champions league  berlino 2015

 

 

 

Nessun tempo, nessuno spazio, un’altra corrente di vibrazioni per una nuova impresa. Ha vinto il calcio: miglior tridente, miglior giocatore, squadra più forte. Di tutti i tempi. Ha perso la Juve, ma ha tenuto il campo con onore. Concedere un contropiede al Barcellona ha sempre in sé qualcosa di “colpevole”: gli orizzonti perduti non ritornano mai. Ineludibile rassegnazione alla fatalità. No time, no space……

La stagione della Champions se ne va, ma ancora un altro entusiasmo farà pulsare il cuore … Nuove possibilità, cicliche vibrazioni per appassionati.

Sul campo “sinfonia” di immagini: Busquets è stato musica, Andrés sublime spartito, Rakitic esecuzione. Acuti altissimi di Dani Alves e Neymar jr., melodia di violino che irrompe nel coro.

Suarez da baritono si è fatto prima voce, con il tenore che per una sera ha solo “accompagnato” il gol. Messi ha sgambettato sonnecchiando per la gran parte del tempo. Poi…..un contropiede, un affondo, l’azione decisiva. Buffon tutt’altro che impeccabile, Suarez crudele rapace del gol. No time, no space….

É dunque questa la voce degli angeli?? Se davvero così fosse la squadra di Allegri avrebbe avuto il merito di non lasciarsi travolgere; talmente in partita che per un attimo sognare è sembrato possibile. Un blocco compatto ha preso forma e coraggio dopo il gol del pari. Lì davanti è mancata “straordinarietà”: assente ingiustificato Carlitos Tevez. La maturazione dello spagnolo Morata è potenziale da coltivare, solida base per l’attacco juventino che verrà. Alvaro può, non essendolo ancora, diventare il centravanti che trascina la squadra.

L’entusiasmo ha sospinto i bianconeri: pressing, anticipi, spirito volitivo. Tracce di vulnerabilità catalana. Quindi un contrasto dubbio e la palla che carambola tra i piedi del Divino. Cantami o diva l’ira funesta che infiniti addusse lutti ai bianconeri…..Sessanta metri di verde davanti per sprigionare il suo genio……Messi non ripete, Suarez ribadisce in rete. La differenza la fanno sempre i fuoriclasse.

Barzagli è l’ultimo pezzo di muro a capitolare dinanzi al peso degli eventi. Neymar fa ammattire Lichsteiner, avvia e conclude l’opera demolitrice. É anche il passo di addio di due leggendari maestri di football; le lacrime rigano il volto, un velo di malinconia per l’incolmabile perdita di creatività. Un’altra pagina di grande calcio finisce in soffitta, ma ha già un posto di rilievo nella storia. No time, no space……….

Le porte della “U-Bahn” si chiudono dietro l’Olympiastadion. Tifosi gaudenti o silenti si mischiano in perfetta armonia: esempio di civiltà. Eco di cori contrapposti, Barcellona “mas que un club”, Juve comunque “storia di un grande amore”.

Al bancone del Bar 3 di Weydingerstrasse 20, un calice di vino tedesco aiuta a metabolizzare le emozioni ancora vivide e forti. Assorto tra tanti berlinesi indifferenti, soltanto Enri qui a fianco può capire. In sottofondo un blues leggero asseconda il fluttuare di pensieri comuni. Consci della possibilità di aprire a speculazioni interminabili sull’essenza di questo sport sublime, restiamo però in silenzio,brindando senza proferir parola, sintonizzati quasi telepaticamente sulla poesia del momento. Ritorno di immagini, di getto un’intuizione nuova pensando a Messi. Passeggiando ha spaccato la partita: un solo lampo per rovesciare il corso degli eventi. Scorre nella mia mente un colpo apparentemente anonimo. Quello che sullo schermo potrebbe sembrare una semplice apertura verso Neymar, lì dal vivo spiega definitivamente l’immensità dell’argentino. Riceve sulla trequarti, non punta l’avversario ma rientra sul mancino e cambia il campo come un “normale” giocatore. Inverosimile  rasoiata  sull’asso brasiliano, soltanto in presa diretta è possibile apprezzarne velocità di trasmissione e precisione millimetrica. Dettagli che sfuggono all’occhio di una telecamera fanno la differenza tra “umano” e “divino”. Quel cambio di campo non è definibile, talmente spedito e chirurgico da cogliere in contro tempo la difesa schierata. Certo occorre una tecnica tutta brasiliana per addomesticare quel fendente a mezz’aria, ma al Barca stop e controllo sono ordinaria amministrazione. Intuizioni, blues, amici, poesia, tutto sembra possibile stanotte a Berlino. No time, no space….

 

 

 

facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

Nessun Commento

Comments Closed