“On the road”

on the road best

 

 

Pagine al vento di un libro abbandonato sulla carreggiata, il desiderio inappagato di raccoglierlo. Segnali lasciati all’immaginazione, “On the road”.

Come si ingannano le ore in attesa della sfida che vale una carriera o una vita?

Inevitabilmente sceglierei Kerouac e quella sensazione di andare incontro alla vita attimo dopo attimo, chilometro dopo chilometro. Il futuro è molto più facile viverlo che immaginarlo. Ritiro, preparazione, concentrazione; adrenalina che sgorga a fiumi nel misticismo del pre-gara e la capacità più o meno sviluppata di non lasciarsi travolgere da tutte queste sensazioni. Un lungo viaggio verso Berlino, provando a mentalizzare l’attesa fremente di Tevez e compagni: vorrei indagare nell’animo di ciascun giocatore, conoscere ciò che nessuno racconta.

Nel ritiro Juventino la paura si confonde con la sete di vittoria e l’anelito di storica impresa. La consapevolezza di inferiorità cementa e compatta il gruppo; un’inerzia “fatale” sospinge i bianconeri. Rivedo il percorso che porta alla finale, alla iniziale timidezza delle prime uscite subentra la consapevolezza del proprio potenziale. Infondere sicurezza: rispetto sì, ma non timori reverenziali. È il grande merito di Allegri. Quindi i successi che portano nuovi successi. Adesso il vantaggio di non aver niente da perdere, in finale contro i marziani.

Sovviene la compattezza dell’Italia di Lippi, ancora aleggiante sull’Olympiastadion. Corre il pensiero a Espana ’82, ai ragazzi di Bearzot senza speranza e “destino” nel girone di ferro del Sarrià. Gentile incollato a Maradona, per una volta impotente e soffocato per quella marcatura asfissiante. Zico e la sua maglia strappata, immagine emblematica della capitolazione carioca. Pablito, rapace per tre volte e Zoff giaguaro sulla linea di porta. Scirea, testa alta e palla al piede. Gentile ovunque, ringhioso in ogni zolla di campo. Il bell’Antonio, fluidificante e padrone della fascia sinistra. L’adrenalico Tardelli. Più semplicemente il leggendario blocco juventino, “colonna unita” fino all’ultimo urlo, quello liberatorio. No Sandro, non ci prendono più…. Ecco la spinta che serve!

Pirlo, Marchisio, Pogba, Vidal, senza rinunciare a nessuno dei quattro campioni. La mossa azzeccata di Allegri, il modulo funzionale ai migliori giocatori: 4-3-1-2.

Solidità difensiva, spirito di sacrificio, forza di squadra. Le eterne parate di Buffon, i colpi di Tevez, l’esplosione decisiva di Morata. Punto critico la tenuta di un Pirlo a mezzo servizio, pur sempre però indispensabile. Quasi scontato il primo cambio, lo scalpitante Pereyra per il genio bresciano. Marchisio quindi in cabina di regia, Vidal e Pogba interni, Pereyra dietro le punte.

Barzagli in non perfette condizioni, dal primo minuto al posto dell’infortunato Chiellini. Difesa a quattro, troppo rischioso abbassare il baricentro e concedere campo al trio delle meraviglie. Potrebbero anche esser questi i pensieri di Allegri.

Chissà se umane emozioni attraversano il ritiro blaugrana….

Luis Enrique oltre il tiki-taka, il suo Barcellona esprime perfezione in verticale. Potendo scegliere di privare il Barca di una sola pedina, scontato il nome di Messi, qualcuno direbbe Iniesta, in modo da bloccare la fonte che alimenta il gioco. Personalmente suggerirei Suarez: la sua capacità di attaccare lo spazio offre illimitate soluzioni offensive, allunga le difese avversarie e crea la profondità per le accelerazioni devastanti di Messi e Neymar.

Che Barcellona! La maturazione del giovane fuoriclasse brasiliano, più solido e concreto rispetto al giocoliere irridente giunto dal Santos nella passata stagione. Il dinamismo tecnico di Rakitic, le invenzioni di Don Andrés, le folate di Jordi Alba e Dani Alves, la stazza maestosa di Piqué e l’autorevolezza tutta argentina di Mascherano. Il passo sornione di Busquets al posto del vecchio e geometrico Xavi. Eppure è lì, in mezzo al campo, che deve provare a vincerla la Juve: con personalità, pressing, aggressività, sacrificio, collaborazione, densità, dal primo all’ultimo istante, al di là di ogni limite…..oltre l’orizzonte lontano.

-“Dobbiamo andare e fermarci finché non siamo arrivati.

-Dove andiamo?

-Non lo so ma dobbiamo andare”.

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